sabato 24 ottobre 2009
Ruggero Di Maulo
ciao Nic,
ho visto che stai testando wave: che cosa ne pensi?
è una cosa che ci vorranno 2 anni o è quasi pronto?
a presto, Roger

Nicola Bertellini
Il contenitore è pronto. Qualche singhiozzino ogni tanto ma già con il primo carico di utenti va alla grande.
Però i problemi veri sono altri:
- Wave è un piattaforma e come estensioni non c'è ancora molto.
- Non esistono sistemi wave diversi da Google Wave. Paradossalmente sarà la concorrenza che ne decreterà o meno il successo.
Wave utilizza un protocollo aperto per cui chiunque può costruire un sistema wave che lo utilizzi.
Gmail ha avuto successo perché ha innovato la webmail tradizionale facendola diventare usabile come un client di posta desktop
Con Gmail, Google ha messo del suo per innovare (labels, integrazione con Apps, conversations, ecc.) ma rimane un client di posta elettronica che utilizza protocolli std (smtp, pop, imap).
Gtalk ha fatto molta più fatica a penetrare pur utilizzando XMPP che è std e aperto perchè non offriva nulla di più (anzi quando è nato di meno) rispetto a skype o messanger.
Con Wave, Google ha fatto una scommessa pesante, fare in modo che la gente dismetta IM ed email tradizionale per utiizzare un sistema nuovo, più moderno, che integri tutto in modo naturale e nativo.
Noi che siamo curiosi e appassionati, possiamo coglierne i vantaggi. Gli utenti normali invece vedranno solo le differenze e probabilmente le considereranno difetti.
Finché su wave non si monterà qualcosa di veramante diverso ed innovativo che faccia dire all'utente normale "WOW lo voglio!", non credo che gli utenti 'follower' lo adotteranno in massa.
Anche perché nelle caselle ci teniamo ormai un pezzo della nostra storia personale e se non migra...
Ad ogni modo Wave a me piace, io il cambio lo farei. NBe

Ruggero Di Maulo
...purtroppo tutto ciò che ha a che fare con la collaboration oggi incontra non solo l'ostacolo tecnologico e di change di modalità, cose assolutamene superabili in tempi + che ragionevoli, ma soprattutto la scarsa attitudine a condividire le cose, a dare oltre che a ricevere, a "partecipare" (per dirla con Gaber...).

Nicola Bertellini
Da questo punto di vista Google Wave non ha controindicazioni. Come qualunque altro sistema di communication and collaboration puoi gestire la visibilità degli oggetti invitando o meno le persona a partecipare, a tutta la wave o ad un pezzo soltanto. Si tratta invece di incoraggiare le persone ad adottare non solo uno strumento ma anche una metafora di comunicazione che non gli è famigliare. Prima di sposarla devono vedere vantaggi consistenti.

Wave? Tsunami!

lunedì 12 ottobre 2009

Ho scritto di Google Wave su questo blog, quando fu presentato.
Oggi, grazie ad Andrea Rosa, ho avuto la possibilità finalmente di metterci su le mani. L'utilità di wave si percepisce quando la contact list comincia a riempirsi di wavers e la mia è ancora tristemente vuota (ho avuto l'invito un'ora fa).
Wave conferma l'impressione che mi ero fatto nei video. Uno strumento che sembra nato per il mercato consumer: metti le foto nella wave, trascinale dal desktop, chatta con gli amici vedendo cosa scrivono in tempo reale, gioca a Sudoku in gruppo, ecc.

Wave in realtà è uno strumento perfetto per le aziende. Ne volete una prova? Un'estensione che si chiama Gravity (video di 7 min.), sviluppata da SAP permette di fare editing collaborativo su un processo di Business, tramite notazione BPM, più enterprise di così....

Vi segnalo anche un'altra estensione che permette l'interazione tra il team di supporto ed un cliente integrando una wave in un caso di SalesForce.

Tuttavia è il concetto della collaborazione online che è molto, molto Enterprise, penso a tutti gli strumenti dell'Enterprise 2.0 riuniti in un solo toolkit: Google Wave.

Il percorso che seguirà Wave per entrare nelle aziende sarà probabilmente comunque quello che parte dal mondo consumer. Occorre un'educazione ed un cambiamento di modalità di pensare agli strumenti che è un passo facile per le persone che sono abituate a pensare in modo diverso ogni giorno, più difficile per tutti coloro che usano gli strumenti senza alcuna passione e curiosità per i quali ogni cambiamento è un problema.

Google wave cannibalizzerà tutti i produttori di soluzioni per integrarli in una prodotto unico sotto il loro controllo?
Io penso di no, al contrario Wave integra tramite le API aperte qualsiasi prodotto che abbia la necessità di partecipare ad un wave di conversazione, sia esso un agent di traduzione automatica, un agent di order tracking, un agent di valutazione del rischio, un agent di listino condiviso. Penso che quando Wave uscirà dalla preview ci sarà un catalogo ben ricco di soluzioni di terze parti.
Tenete duro ancora per un po' con le vostre soluzioni di posta e collaboration, Wave sta arrivando e sarà travolgente.

Per chi avesse già un account Google può contattarmi su bertnic@googlewave.com

Semplice e standard

lunedì 5 ottobre 2009

Ho iniziato oltre un anno fa a scrivere questo blog, perchè mi sono proposto di spiegare come mai una tecnologia come quella del cloud computing potesse 'parlare' ad una Impresa italiana.

Raramente la tecnologia ha qualcosa di interessante da raccontare a tutti, di solito è un mezzo per chi la deve utilizzare, una passione per qulacuno che la capisce, una seccatura per chi ne farebbe a meno.

Ma il cloud computing è davvero qualcosa di più.

Ho cominciato ad occuparmi di IT come strumento per sviluppare le applicazioni che mi servivano per il mio lavoro di ricerca e sviluppo nel campo dei calcoli ad elementi finiti, ho cominciato ad amministrare workstation e mini computer perchè erano necessari al mio lavoro, ho scritto un driver per una stampante perché mi serviva rendere a colori i campi di moto nelle turbine idrauliche, risultati delle mie elaborazioni di fluidodinamica numerica.

Il mio lavoro era un'altro. L'IT era uno strumento necessario.

La mia carriera mi ha portato in altre direzioni prima di tornare dove batteva il cuore. Dopo aver utilizzato i sistemi più potenti dell'epoca mi sono dedicato ad un'attività commerciale per cui lo strumento di produttività personale, il PC con un foglio elettronico erano ben più che sufficienti per sviluppare tutto quello che mi serviva.

Ma i termini 'informazione' e 'personale' sono due termini che cozzano quando si coniugano in un'azienda, il destino dell'informatica personale aveva un limite nel proliferare di migliaia di programmi incompatibili tra di loro, immanutenibili, inaggiornabili che spuntavano come funghi dappertutto.

Quando ho iniziato ad interessarmi professionalmente di IT, pur riconoscendo che l'IT personale era stato un passo necessario, si sentiva l'esigenza di fare un passo indietro per far sì che l'IT non fosse solo un magma di applicazioni ed informazioni ingestibili ma qualcosa di utile come strumenti comuni e condivisi.

Tornare indietro ai mainframe però non è possibile, la gente, una volta intravista la possibilità di creare i propri strumenti non è più disposta a rinunciarvi.

Il Cloud Computing è in grado proprio di risolvere questo dilemma. Per loro natura le applicazioni non sono più residenti sul PC, siano esse dei fogli di calcolo, dei documenti, delle presentazioni, la loro natura è remota e condivisa.

La collaborazione e la condivisione diventano un elemento attorno ai quali sono costruite le soluzioni ed il modo di lavorare.

La manutenzione diventa finalmente ragionevole, la migrazione è un concetto del passato, l'aggiornamento è un processo continuo di introduzione di piccole funzionalità aggiuntive da parte del fornitore di servizi.

Il cloud computing permette di trasformare una produttività personale in una produttività condivisa che è il cuore di un sistema informativo aziendale.

Con strumenti semplici e standard possiamo raggiungere obiettivi che non potevamo nemmeno immaginare, riducendo enormemnte la necessità di inserire in azienda sistemi complessi, pesanti e costosi.

Cloud Computing, semplice e standard