venerdì 12 dicembre 2008

Mercoledì ho tenuto una presentazione all'ASSI di Bologna di fronte ad una platea curiosa e attenta a cogliere il potenziale dell'innovazione dell'IT. Altro che Piccole e Medie Imprese restie ad evolversi e protezioniste.
Sono stato dispiaciuto di avere un po' sacrificato comprensibilità della presentazione correndo e saltando slides per lasciare più spazio nel poco tempo rimasto alle domande ed ai commenti.
Non ho una risposta a tutto naturalmente, questa è una materia che si sta formando nel momento in cui ne parliamo e quindi possiamo contribuire a plasmarla.
Se cercate nel blog forse potete trovare qualche spunto ineteressante che sono disposto ad approfondire con voi quando volete.

Trust

lunedì 17 novembre 2008

Sto tenendo in questi giorni un'interssante discussione con SR, un mio ex-collega in una multinazionale tedesca, che esprime molto bene un problema molto importante, quello della fiducia

SR ...ci tenevo a farti sapere che sto lontano da google perchè non mi fido di loro.
realizzano degli strumenti incredibili - ma non mi piace il modo in cui trattano i dati, che è la ragione per cui la mia azienda non consente l'utilizzo di Analytics in nessuna applicazione o portale...

NB Stiamo parlando di Google, la "don't be evil" company?
Sono d'accordo che il Cloud computing sollevi un problema di fiducia, il fatto è che è un fenomeno in crescita e che non sarà possibile cancellarlo facendo finta che non esista. Dovrai comunque metterti a tuo agio con qualche forma di fiducia verso coloro che trattano i tuoi dati, siano essi Microsoft, EDC, Oracle o Google.
Potresti trovare interssante questa citazione:
'sia Amazon che Google ti danno molto se vuoi essere economico, flessibile e creativo. Mentre i modelli complessi, si siedono a lamentarsi - coloro che ne colgono i vantaggi tendono a prevalere. E' successo lo stesso nel processo evolutivo degli animali; organismi grandi e inefficienti dal punto di vista energetico non evolvono per diventare creature snelle ed efficienti. Si estinguono per lasciare il passo alla nuova generazione di forme di vita ottimali.'
Davvero il modello Cloud viene percepito come una minaccia più dai fornitori consolidati che desiderano mantenere il controllo sull'ecosistema in cui si sono sviluppati.
Questa resistenza genera voci, antipatie e comportamenti nelle persone che hanno gli interessi ed il potere di decidere. Hai mai letto un qualsiasi contratto di un SW? Non credere che ti garantisca molto di più di qualsiasi contratto cloud...
Non consentire Analytics? Questa è veramente una sciocchezza.
Il risultato della raccolta di informazioni (che tu puoi decidere di consentire o meno) non è contro di te ma per te, e per tutti noi.
La missione di Google è quella di rendere il mondo un po' più trasparente senza colpire gli interessi delle aziende.
Alla fine come sempre è una questione di scelta, io ho scelto di fidarmi e non me ne sono mai pentito, il web 2.0 e l'enterprise 2.0 stanno evolvendo su un poercorso completamente diverso di condivisione sociale e stanno mostrando di essere un modello di successo.

SR Capisco come la pensi - ma il mio istinto e la legge tedesca mi dicono qualcosa di diverso Google è stato messo al bando in alcune regioni tedesche proprio per l'aver consentito che "informazioni personali" fossero salvate su server al di fuori dei confini tedeschi. Questo sta comportando delle controversie in Germania e non si sposa con il "nostro" sistema.
...
Penso che sia una buona scelta finchè Google non avrà fatto pulizia di questi dubbi. 
Google ha un buon nome per sw innovativi, ma non abbastanza per la loro politica di manipolazione dei dati... 
non farò pagare tale prezzo per achiving una nuova frontiera del trattamento dei miei

NB: Confini tedeschi..., almeno Europei :-)
Questo mi sorprende, viviamo in un mondo sempre più globalizzato ed interconnesso e Google vien messa al bando per la posizione dei propri Data Center. [mi sembra che Google abbia questa opzione ad ogni modo]
Come utente IT ho sempre trovato che ci fossero nella standardizzazione aspetti positivi e negativi. Almeno Google ci offre un'alternativa e spostando la piattaforma sul web, consente che possano emergere offerte che non sarebbero mai potute emergere nell'ambiente chiuso e dominato che abbiamo oggi.
Google è un'azienda privata che trae i suoi profitti dalla pubblicità online. Per fare ciò deve portare le aziende sul web. In questa semplice equazione, il risultato netto è una perdita di controllo sulla piattaforma da parte dei fornitori IT incumbent e quindi di profitti. Google tende infatti a catturare gli utenti dando degli strumenti fantastici a costo zero.
Alla fine siamo noi utilizzatori a trarne vantaggio o almeno ad avere una scelta. Ma per favore niente protezionismi!
venerdì 24 ottobre 2008

Cos'è il cloud computing? E', il naturale sviluppo evolutivo delle architetture IT con il crollo dell'ultimo baluardo psicologico: il Firewall aziendale.
Chi utilizza oggi internet si è oramai abituato ad una serie di servizi web evoluti universalmente etichettati com Web 2.0. Il business, che sa percepire il potenziale innovativo della tecnologia, sta iniziando a inglobare il fenomeno come Enterprise 2.0. Alcuni fornitori hanno assemblato una serie di servizi, tipicamente sociali e collaborativi per calarli sui processi aziendali. Ad esempio il Knowledge Management trova nel paradigma Wiki la sua naturale evoluzione.
Man mano che le applicazioni tendono a migrare dai server aziendali, verso l'internet cloud, ci si pone la domanda: saranno sicuri?
E' noto come nel business, i problemi di sicurezza siano prioritari.
In realtà la metafora che percepiamo meglio per quanto riguarda la sicurezza è quella del muro di casa. Dentro sono i buoni, fuori i cattivi.
Per descrivere il modello di sicurezza del Cloud computing è utile invece la metafora della banca. I tuoi dati sono qui al sicuro nella camera blindata e puoi prelevarli quando vuoi quando ti fai riconoscere da me.
In effetti nessuno mette i soldi sotto al materasso, la percezione di sicurezza è incommensurabilmente superiore nel modello della banca.
Con il modello del Cloud Computing, privati ed aziende si scrolleranno di dosso l'angoscia della propria incapacità di gestire le infrastrutture di sicurezza, la continuità del business, la scalabilità per affidarle a qualcuno che lo faccia su scala globale. Aggiungendovi i vantaggi di riduzione di costi che questo comporta.
Più fornitori di servizi cloud garantiranno la competizione e l'efficienza di cui le aziende hanno bisogno per potersi concentrare sul business e competere in modo efficace.
Sicuro, esistono come sempre dei rischi di vendor lock-in, per questo occorre un partner che tuteli i vostri interessi e vi guidi nella scelta.

business tra le nuvole

venerdì 12 settembre 2008
Spiegare in due parole il cloud computing non è difficile, è il concetto della banca che vi da i soldi quando vi servono, invece che tenerli sotto al materasso. Sarete d'accordo con noi che i soldi stanno più sicuri lì, li potete utilizzare nel negozio con la carta di credito, li potete prelevare dove volete col bancomat.
Il cloud computing è proprio questo, un servizio che potete sfruttare dove volete quando volete senza dovervi preoccupare troppo di cosa lo fa funzionare.
Ho preparato una presentazione per darvi un'idea non tecnica.

Mi sono Chromato

giovedì 4 settembre 2008

E' da quando è nato internet che lo tengo d'occhio...
Ho sempre pensato quanto sarebbe stato più semplice gestire le applicazioni ed i servizi IT tramite un unico punto di accesso. Una volta (io me li ricordo bene) c'erano quei meravigliosi terminali VT100, seguiti dal delirio del personal computing, del modello client server, dalle pallide correzioni del modello terminal server e compagnia.
Il buon senso sembra sia tornato con il browser, che oggi è diventato lo strato più vicino all'utente per consumare servizi applicativi. Il client torna ad essere abbastanza irrilevante e col suo declino diamo l'addio anche buona parte dei problemi di gestione, di manutenzione, di licenze. Evviva il browser! Riporta il controllo dei sistemi nel data center, anzi nel cloud! Con il web 2.0 lascia all'utente un grado di libertà e un piacere di interazione che richiedeva chili di CPU e memoria a bordo del suo FAT PC.
Perciò benvenuto a Google Chrome! Da appassionato di Firefox, non posso che dare il benvenuto a questa innovazione tecnologica che dà una forza incredibile al paradigma del web 2.0
E non c'è solo gmail, anche LinkedIn, Flickr, e migliaia di altre nuove webapp ancora di là da venire ne approfitteranno!
Con l'affetto che provo per la volpe rossa, non posso dimenticare i problemi di memory leakage che mi portavano a far piantare il browser dopo qualche giorno di utilizzo ininterrotto.
Se il browser prende il posto del desktop, deve stare in piedi come una roccia. Come Chrome.

Cloud computer

mercoledì 23 luglio 2008
Ho acquistato un eeepC 701. Beh che c'è? ormai è quasi sorpassato!
L'ho preso perchè molti non vedono che un fenomeno di moda ed un oggetto simpatico e facile da utilizzare. Io l'ho preso perchè ci vedo di più, per me l'ASUS è il prototipo del PC aziendale della prossima generazione per chi ha in mente un terminale che possa utilizzare i servizi cloud based.
La giornalista che me l'ha venduto, ha scritto un simpatico articolo (affari&Finanza - la Repubblica) sull'oggetto.
Queste macchinette hanno un potenziale che ancora non viene percepito dal pubblico, che i produttori hanno tuttavia capito benissimo, ovvero il potenziale di diventare i terminali per il cloud computing in azienda.
Potenza di calcolo e dotazioni HW sufficienti a far girare un browser dell'ultima generazione che è il canale attraverso cui si accede alle tecnologie cloud, costi ridotti (il DELL E promette di costare 299$), e standardizzazione. Perchè un'azienda deve comperare desktop e laptop quando questi costano addirittura meno?

Questo è il mio posto di lavoro fisso, l'eeePC che fa da webcam per skype; monitor tastiera e mouse per lavorare in comodità quando sono a casa. Quando esco, porto l'eeePC con me.
Il terminale del futuro sarà parente di questo o forse del Nokia 810 o dell'iPhone quando qesti mini terminali mobili saranno dotati di una porta mini-DVi per allacciare un monitor esterno e di una scheda 3G per utilizzarlo come terminale mobile (l'iPhone già ce l'ha). Coraggio manca poco. Nel mio prossimo posto di lavoro fisso, il PC non lo vedrete più, sarà in una taschina sul retro del monitor o chissà, lo estrarrò da uno slot dalla base del monitor...

Guerre sante

martedì 15 luglio 2008
E' molto interessante capire come la pensano gli altri sulla maturità e sulle prospettive delle applicazioni Google nelle aziende.
Come la pensano? Dipende da chi naturalmente e dagli interessi che coltiva. Uno dei tanti post sull'argomento. Siamo una volta ancora alla "Guerra Santa", vi risparmio la lettura di tutti i commenti, spaziano da entusiastiche affermazioni sull'incapacità di Google, alle accuse di essere un venduto, a (poche) serie analisi del potenziale.
Io vedo un potenziale: l'utilizzatore.
Lui non lo sa ancora ma quello è il modello che ha sempre sognato: qualcosa di semplice e facile da utilizzare con cui fare la sue pastrugnate, che non lo mandi al tappeto con costi e complessità che non sa gestire. Una soluzione di cui conosce il costo prima e che è ormai abbastanza diffusa e popolare da dargli la certezza che non sparirà domani.
Una soluzione che migliora giorno dopo giorno in modo progressivo. Un approccio aperto che si integra facilmente con altre soluzioni web o open source, gratuite e disponibili.
Sarà l'utilizzatore colui che decreterà il successo delle soluzioni web based nell'impresa, lo ha già fatto in internet.

The enterprise 2.0 effect

venerdì 27 giugno 2008

Sono stato al convegno sull'Enterprise 2.0:
davvero bello, se volete un commento 'esaustivo' vi rimando al blog di Saen Carlos . Condivido 'geneticamente' la visione sulla condivisione della conoscenza che questo nuovo paradigma propone come strumento per aprire l'azienda e farla progredire. Questa visione che viene dal mondo internet del web 2.0 è viziata però da una presunzione di fondo, che i knowledge worker siano potenzialmente contributori di questa conoscenza condivisa. Il web 2.0 è abituato ai blogger che liberamente si aggregano e condividono le proprie idee, le commentano ne fanno una 'rete' connettendole. E' abituato ai wiki dove le persone inseriscono contributi di conoscenza spontaneamente. Le aziende non sono (quasi mai) così. Non scremano sulla base della capacità di comunicare e contribuire come succede nel web. Raccolgono persone con culture troppo eterogenee ed estranee a queste dinamiche perchè progetti di wikiknowledge possano davvero avere un successo stabile. Io sono convinto che all'E2.0 ci si arrivi per altri meccanismi più evolutivi e più legati alla collaboration, spinti all'utilizzo corretto ed efficace della tecnologia da un evangelista interno.
Sono invece molto legato al concetto di blog aziendale come strumento per 'formare' o 'riformare' in maniera efficace una cultura aziendale.

Dany... passami il faldone!

giovedì 12 giugno 2008

Quando si sposta il materiale dal server/PC ad un servizio web nato dal produttore del più famoso motore di ricerca, le cose cambiano un po', Google Apps fa di tutto per non farvi sentire a disagio, lasciandovi almeno il documento o il foglio eletronico o la presentazione come i familiari oggetti dove si trovano le informazioni.
Bene bene.... in realtà se vi guardate in giro nel web, le informazioni le trovate nelle pagine web, è piuttosto raro (ma può sucedere) di trovarle in documenti (doc o pdf), molto più raramente in fogli elettronici quasi mai in presentazioni. Le informazioni in internet oggi sono nei video, nei blog, nei wiki, nelle pagine HTML, sulle mappe...
Ad ogni modo in internet il paradigma della condivisione dell'informazione si è già evoluto da un pezzo, abbandonando il familiare contenitore a cui i burotici sono così legati.
Perchè in azienda ci ostiniamo ad utilizzare il documento? Perchè nell'azienda abbiamo ancora l'idea che la carta sia quell'oggetto che va immagazzinato, archiviato, ricercato, letto, scarabocchiato, passato, validato, firmato, controfirmato, macerato, dimenticato. Nell'azienda la carta è il paradigma, finchè si stampa, occorre qualcosa che sia pensato per quel canale.
Beh, in google il paradigma si sposta un pò perchè l'informazione è la lista che esce dalla ricerca.
" ... dovrà l'avrà messa la Daniela? Sempre in maternità 'ste ragazze...
SONIAAAA, guarda giù in cantina sotto fatture 2005 se trovi quella delle stampanti! Prendi anche quelle del 2006 che non mi ricordo quando il abbiamo presi 'sti dannati cespiti"
"Capo le fatture prima del 2006 erano organizzate per fornitore!"
" Sì? e che fornitore era, chisseloricorda, vedi se trovi il numero di telefono del Giampaolo o si chiamava Giampietro che glielo chiediamo, dove lavora ora?"

Vi riconoscete almeno un po'? I documenti elettronici, non sono molto diversi dalla loro controparte elettronica, quello che fa Google Apps è di accompagnarvi verso il concetto di ricercabilità piuttosto che di organizzazione. Non serve più scervellarsi per pensare a come organizzare le informazioni perchè si possano trovare più facilmente, non serve più creare un file Excel per i cespiti dell'officina dell'anno 2005 per la voce di costo MACCHINE ELETTRONICHE DA UFFICIO.

Quella fattura? FATTURE STAMPANTI 2005 2006 -> Search...

Così semplice.

Sicurezza

sabato 7 giugno 2008
CLOUD COMPUTING!?!
Ma siamo matti? Io i miei dati li voglio sul mio server! li voglio sul mio PC, li voglio nella mia chiavetta, li voglio sul mio CD. MIO!
tuo?
Per mettere davvero al sicuro i vostri dati esiste un semplice comando:
mv filesegretissimo /dev/null
Lì nessuno potrà mai più accedere, nemmeno voi!
Scherzi a parte, la sicurezza dei dati è un tema serio, chi vende soluzioni di sicurezza non farà altro che terrorizzarvi sui cattivi che vogliono impadronirsi delle vostre email e dei vostri file excel... AHHUNG, noia...
Se qualcuno li vuole questi dati, probabilmente ci riuscirà comunque.
Tipicamente non dovrà nemmeno irromepere nella vostra rete o craccare il vostro server, utilizzerà metodi molto più tradizionali. Chiederà un favore ad un ex-collega che ora lavora da voi che porterà una bella stampa nella sua valigetta, il listino al vostro agente, ecc. ecc.
Noi italiani siamo pratici, non siamo mica così sofisticati in fondo, ma sappiamo arrivare all'obiettivo quando serve.
Questo ci porta comunque a considerare la sicurezza come un bene che ha un valore ed un costo. Devono andare d'accordo.
Il presupposto molto semplice su cui si basa la sicurezza nel cloud computing è questo:
Io ti vendo un servizio, se non sei contento non te lo venderò mai più. Devi essere contento.
Pensateci, i vostri dati sono già passati negli anni dal vostro floppy al vostro HD, al disco del server, al disco del server nel data center aziendale, al data center dell'outsourcer... I vostri dati continuano a spostarsi un po' più in là ma sono sempre lì quando ne avete bisogno. Il prossimo inevtabile salto sarà nella nuvola. Perchè? perchè lì sta più sicuro, più accessibile, più integrato e meno costoso. Così semplice ma bisogna provarci per capire.

Fanatici?

sabato 10 maggio 2008

Internet è piena di blog, se state cercando qualcosa sul cloud cmputing, sul tema SaaS, sull'enterprise 2.0, di blog scritti da tecnici per altri tecnici, ne troverete a bizzeffe. Interessantissimi se fate parte di quel plotone di divertenti entusiasti fanatici che l'HTML se lo tatuano sul collo. Magari qualcuno di voi sarà semlicemente curioso, vuole capire se per la sua azienda queste parole hanno un significato concreto. Vuole sapere semplicemente, al di là della moda, dove sono i vantaggi. Ma ce ne sono?
Ce ne sono eccome, ma la tecnologia da sola non porta da nessuna parte. Chi vi conduce nel percorso, chi vi aiuta a tirare fuori il meglio dalla tecnologia, chi vi assicura che i vostri investimenti (piccoli) abbiano un ritorno, chi aiuta il vostro personale a gestire informazioni e non tecnologia?
E' qui che i 'geek' non vi aiutano più, dove avete bisogno di governare l'innovazione perchè abbia un ritorno concreto. Questo blog è dedicato a voi, a tutti coloro che cercano qualcuno che spieghi in modo comprensibile i concetti e le ragioni per una scelta.