
Frozen Waves

Ruggero Di Mauloho visto che stai testando wave: che cosa ne pensi?
è una cosa che ci vorranno 2 anni o è quasi pronto?
a presto, Roger
Nicola BertelliniPerò i problemi veri sono altri:
- Wave è un piattaforma e come estensioni non c'è ancora molto.
- Non esistono sistemi wave diversi da Google Wave. Paradossalmente sarà la concorrenza che ne decreterà o meno il successo.
Wave utilizza un protocollo aperto per cui chiunque può costruire un sistema wave che lo utilizzi.
Gmail ha avuto successo perché ha innovato la webmail tradizionale facendola diventare usabile come un client di posta desktop
Gtalk ha fatto molta più fatica a penetrare pur utilizzando XMPP che è std e aperto perchè non offriva nulla di più (anzi quando è nato di meno) rispetto a skype o messanger.
Con Wave, Google ha fatto una scommessa pesante, fare in modo che la gente dismetta IM ed email tradizionale per utiizzare un sistema nuovo, più moderno, che integri tutto in modo naturale e nativo.
Noi che siamo curiosi e appassionati, possiamo coglierne i vantaggi. Gli utenti normali invece vedranno solo le differenze e probabilmente le considereranno difetti.
Finché su wave non si monterà qualcosa di veramante diverso ed innovativo che faccia dire all'utente normale "WOW lo voglio!", non credo che gli utenti 'follower' lo adotteranno in massa.
Ad ogni modo Wave a me piace, io il cambio lo farei. NBe
Ruggero Di Maulo
Nicola BertelliniWave? Tsunami!

Ho scritto di Google Wave su questo blog, quando fu presentato.
Semplice e standard
Ho iniziato oltre un anno fa a scrivere questo blog, perchè mi sono proposto di spiegare come mai una tecnologia come quella del cloud computing potesse 'parlare' ad una Impresa italiana.
Raramente la tecnologia ha qualcosa di interessante da raccontare a tutti, di solito è un mezzo per chi la deve utilizzare, una passione per qulacuno che la capisce, una seccatura per chi ne farebbe a meno.
Ma il cloud computing è davvero qualcosa di più.
Ho cominciato ad occuparmi di IT come strumento per sviluppare le applicazioni che mi servivano per il mio lavoro di ricerca e sviluppo nel campo dei calcoli ad elementi finiti, ho cominciato ad amministrare workstation e mini computer perchè erano necessari al mio lavoro, ho scritto un driver per una stampante perché mi serviva rendere a colori i campi di moto nelle turbine idrauliche, risultati delle mie elaborazioni di fluidodinamica numerica.
Il mio lavoro era un'altro. L'IT era uno strumento necessario.
La mia carriera mi ha portato in altre direzioni prima di tornare dove batteva il cuore. Dopo aver utilizzato i sistemi più potenti dell'epoca mi sono dedicato ad un'attività commerciale per cui lo strumento di produttività personale, il PC con un foglio elettronico erano ben più che sufficienti per sviluppare tutto quello che mi serviva.
Ma i termini 'informazione' e 'personale' sono due termini che cozzano quando si coniugano in un'azienda, il destino dell'informatica personale aveva un limite nel proliferare di migliaia di programmi incompatibili tra di loro, immanutenibili, inaggiornabili che spuntavano come funghi dappertutto.
Quando ho iniziato ad interessarmi professionalmente di IT, pur riconoscendo che l'IT personale era stato un passo necessario, si sentiva l'esigenza di fare un passo indietro per far sì che l'IT non fosse solo un magma di applicazioni ed informazioni ingestibili ma qualcosa di utile come strumenti comuni e condivisi.
Tornare indietro ai mainframe però non è possibile, la gente, una volta intravista la possibilità di creare i propri strumenti non è più disposta a rinunciarvi.
Il Cloud Computing è in grado proprio di risolvere questo dilemma. Per loro natura le applicazioni non sono più residenti sul PC, siano esse dei fogli di calcolo, dei documenti, delle presentazioni, la loro natura è remota e condivisa.
La collaborazione e la condivisione diventano un elemento attorno ai quali sono costruite le soluzioni ed il modo di lavorare.
La manutenzione diventa finalmente ragionevole, la migrazione è un concetto del passato, l'aggiornamento è un processo continuo di introduzione di piccole funzionalità aggiuntive da parte del fornitore di servizi.
Il cloud computing permette di trasformare una produttività personale in una produttività condivisa che è il cuore di un sistema informativo aziendale.
Con strumenti semplici e standard possiamo raggiungere obiettivi che non potevamo nemmeno immaginare, riducendo enormemnte la necessità di inserire in azienda sistemi complessi, pesanti e costosi.
Cloud Computing, semplice e standard
Nuvole private
Consumare servizi senza preoccuparsi di doverli gestire è uno dei concetti chiave del Cloud Computing.Per questo quando si parla di modelli quali le "private cloud" oppure le "hybrid cloud", i puristi storcono il naso. Io sono tra loro.
Il concetto di "Private cloud", non è altro che l'implementazione di tecnologie cloud all'interno del perimetro di un firewall.
Il cloud computing puro o 'pubblico' ha senso per due ragioni fondamentali:
- i benefici in termini di scalabilità ottenibili considerando di allocare le risorse a partire da risorse 'infinite' e sfruttare i benefici economici del fattore scala,
- sfruttare la gestione esterna come servizio per avere un sistema sempre aggiornato, fresco e performante senza averne l'onere amminstrativo.
Detto questo anche i modelli 'privati' hanno un senso tecnologico, economico e strategico significativo.
Uno dei benfici principali delle tecnologie cloud è l'allocazione virtuale di risorse di calcolo senza dover passare attraverso il processo di allocazione fisica (acquisto , installazione, configurazione) e soprattutto di deallocazione quando il servizio non è più necessario.
I sistemi Cloud possono essere trattati come veri e propri servizi, per i quali esistono vantaggi di interoperabilità e semplicità nelle loro gestione.
Questi vantaggi permangono anche dietro ad un firewall.
Certo che l'effetto scala di cui beneficiano i servizi Cloud puri, e le loro conseguenze economiche, diventano meno evidenti in questi modelli.
Per un sviluppatore , le "public clouds" offrono alcune opportunità.
- Sparisono i costi di up-font per essere convertiti in costi relativi al servizio, misurati sulle risorse effettivamente impiegate.
- E' facile 'piazzare' il proprio servizio in cima ad un 'cloud stack' per poi venderlo ai clienti.
- per le grandi e grandissime aziende, esporre il costo effettivo di un servizio IT seondo il modello economico del 'cloud computing' all'interno di una organizzazione può rendere più snella e meno costosa l'infrastruttura stessa, responsabilizzando i manager che richiedono tali servizi.
- problemi di segretezza, privacy, sicurezza estremi, richiedono la rispondenza a criteri che le 'public clouds' non possono ancora offrire.
- "Virtual Private Clouds" - le aziende 'affittano' le risorse su una 'public lcoud', ma con un perimetro di sicurezza virtuale che rende più sicura la gestione delle informazioni. Amazon ha appena annunciato l'offerta dei servizi di 'private cloud'
- "Managed Private Clouds" - le aziende affittano uno stack completo (hardware, piattaforma, software), che viene consegnato dietro il proprio firewall come unità completa. Il venditore richiede il pagamento degli usuali canoni su questo set completo insieme alla sua mantenzione. Se al cliente non piace la soluzione, ha un'opzione per restituire l'intero stack.
- il cliente prova un servizio sulla 'public cloud' e se gli piace lo trasferisce all'interno.
- il cliente crea la propria 'private cloud' e quando è sicuro e ha definito dal punto di vista normativo, legale e di SLA gli accordi con il proprio 'cloud partner', va sul 'public cloud' per sfruttarne appieno i benefici e ridurre i costi.
the BROWSER is the computer

Oramai non ci facciamo nemmeno più caso. Ma gli aggiornamenti, le installazioni, la sicurezza, sono una fetta importante del tempo, dei budget e delle conoscenze necssarie per far girare un'azienda.
Opera of the world, Unite!

Opera ha svelato ieri il proprio concept per il "personal cloud computing", alzando i veli su Opera Unite. Per giudicare se questa frase possa avere un senso oppure no, occorre fare qualche ragionamento.
Sicuro che si tratta di una innovazione. Molto accattivante direi nella sua semplicità, trasformare un semplice browser in un canale di pubblicazione su web.
Il browser tradizionale consuma le informazioni che risiedono normalmente tra le nuvole, Opera Unite assume anche il ruolo di fornitore di servizi web innestabili sul browser trasformandolo atutti gli effetti in un webserver.
Non proprio solo un webserver, ma un vero strumento di pubblicazione modulare tramite il quale potrete aprire verso il mondo in modo sicuro, pezzi della vostra vita digitale. Foto, musica, film, blog, lo sportello del vostro frigo su cui gli amici potranno incollare significativi postit...
Questi alcuni dei servizi già disponibili ma Opera è certa che gli sviluppatori scateneranno la propria fantasia per fare in modo che ciascuno di noi possa diventare un vero artefice indipendente dell'allegro caos di Internet.
Il "personal cloud computing" come concetto mi lascia tuttavia un tantino perplesso. I vantaggi più eclatanti del CC sono:
- la esternalizzazione per cui non mi devo più preoccupare del limite costituito dalla mia macchina e dai problemi collegati quali sicurezza, stabilità, backup,
- la ridondanza, se il mio PC va giù, vanno giù anche i miei servizi,
- l'elasticità se il mio servizio ha successo cosa succede alla mia connettività, alla mia CPU, alla mia RAM?
Per ultimo il consumo e l'offerta contemporanei di servizi via IP, sono il concetto dietro al quale da anni ormai funzionano il P2P ed il VOIP...
Onde del destino


delle alternative più adatte al nuovo mezzo.
hai perso. Invece la fiducia delle persone apre la porta allo strumento di
marketing più potente del mondo: l'amore.
Google App Engine: il motore dell'innovazione
L'accordo riguarda un nuovo passo avanti nell'interoperabilità tra le due piattaforme Paas Force.com e Google App Engine (GAE).
GAE sarà infatti disponibile per scrivere applicazioni che accedano alla piattaforma di sviluppo Force.com
UFFAaaS
Per chi non sa che cosa voglia dire PaaS e cosa significhi in realtà, occorre spendere due parole per chiarirlo.PaaS sta per Platform as a Service. Se non vi irrita troppo l'introduzione di altri poco fantasiosi acronimi, PaaS va a fare compagnia a IaaS e SaaS. Attenzione qualcuno non si è fermato qui ed ha proseguito fino a coniare il definitivo XaaS: everything as a Service.
SaaS: comodo
SaaS sta per Software as a Service, sono tutti quegli applicativi (le Google Apps ed il CRM Salesforce.com tra i più noti) che consentono di utilizzare dei servizi applicativi via browser senza doverne gestire i sistemi. Il pagamento avviene per utente/mese. Comodo.IaaS: potente
IaaS invece vuole dire Infrastructure as a Service, si tratta in questo caso di poter usufruire di una capacità di elaborazione tramite dei server virtuali fruiti sempre come servizio. In questo caso si paga solo il traffico, lo spazio e il numero di istanze riservate.Leader in quest'area è senza dubbio Amazon con i propri AWS (Amazon Web Services).
L'elasticità della soluzione consente di far crescere il numero di server virtuali semplicemente accendendoli o spegnendoli in funzione del carico, pagando solo ciò che si consuma. Potente.
PaaS: incredibile
Un passo oltre nella scala di astrazione è il modello PaaS dove le applicazioni vengono scritte per girare in uno spazio totalmente astratto. Sicuro, dietro ci saranno comunque dei server, dei sistemi operativi ma lo sviluppatore non ne conosce i dettagli nè se ne deve preoccupare se non per lo strato di astrazione legato al linguaggio, al framework di presentazione ed alle funzioni che ne gestiscono il modello.Quando si scrive un'applicazione per 10 utenti, sperare che funzioni con 1000 o con 100000 è quanto meno illusorio. Riscrivere l'applicazione (refactoring) per tenere fronte al crescente numero di richieste è possibile ma richiede tempo e conoscenze. Nel modello PaaS, i vincoli con i quali vengono scritte le applicazioni , garantiscono che l'applicazione che abbiamo scritto per testare la nostra brillante idea, possa crescere con il tempo e diventare quell'applicazione di successo che speriamo, con milioni di utenti, senza che le performance cambino e senza preoccuparci di acquistare nuovi server, nuova banda, nuovo spazio.
Certo lo pagheremo, ma molto di meno di quanto possiate immaginare. Incredibile
Un primo passo importante
GAE e Force.com sono due piattaforma di sviluppo PaaS che oggi sono diventate interoperabili.Per la precisione GAE è un sistema molto aperto, nato con il linguaggio open source Python ed il framework open source Django ed ora apertosi a Java.
In realtà l'engine è stato scritto per essere indipendente dal linguaggio di programmazione e c'è grande curiosità per conoscere le prossime uscite dei linguaggi supportati da GAE.
Dietro a GAE, per supportare la scalabilità delle applicazioni su numeri inimmaginabili, siede BigTable, il database di Google che gestisce ogni giorno Petabyte di informazioni, notizie, ricerche, immagini, video, mappe...
Force.com è decisamente più proprietario. Sinora per scrivere applicazioni sulla piattaforma Force.com si utilizza il linguaggio Apex ed il framework Visualforce che include un linguaggio di markup simile all'HTML per la parte di presentation.
Sulle API di Force.com è possibile montare le tecnologie di sviluppo più svariate da Flex a php, da .net a java
Su Force.com sono state scritte migliaia di applicazione che gli utilizzatori di Saleforce.com possono fruire tramite il Marketplace.
Da oggi abbiamo un canale in più per ottenere quanto augura Saleforce.com ai propri clienti: "Success not software"
Google fa davvero paura?
Vi infliggo una chattata tra me e Giuseppe Masili di Redomino, un nome famoso nell'Open Source, ed un persona intelligente e piacevole con cui ragionare sugli argomenti più caldi del mondo internet ed Open Source
Giuseppe Masili: Ho pubblicato questo post sul nostro Blog: http://www.redomino.com/it/labs/blog/giuseppe-masili/un-mercoledi-da-yahoo ;)
Nicola Bertellini: Visto e commentato.
Giuseppe Masili: cmq ti dico che Google fa sempre più paura sono troppe le informazioni personali che gestisce
Nicola Bertellini: Tutto il nuovo fa paura, non è il cosa o il quanto ma il come.
Giuseppe Masili: mmm non sono convinto, non perchè è nuovo
Nicola Bertellini: Guarda, Google ha l'unica informazione che non darei tanto volentieri in giro la mia carta di credito, però ce l'hanno anche PayPal, Banca Sella, ed un altro tot di siti di ecommerce. E' un problema di trust, di qualcuno ti devi fidare.
Giuseppe Masili: mi spiego meglio: per me non è un problema l'informazione singola ma quando qualcuno o qualcosa ha tutte le informazioni, soprattutto riservate come posta personale, calendario personale, rubrica, chattate
Nicola Bertellini: No. secondo me non è questo il problema, almeno non nelle dimensioni. Avrei molta più paura (e infatti sto molto attento) con il mini sito dell'ultimo venuto che mi chiede anche una informazione banale come l'indirizzo email, eppure non aggrega nulla, ed ha dimensioni insignificanti ma non ha la mia fiducia.
Anzi le dimensioni aiutano, a rendere le informazioni sempre più anonime e disperse.
Se ho le informazioni di 1 miliardo di persone, l'informazione singola e personale non è accessibile, per questioni pratiche alla singola persona che in un Datacenter di Google voglia compiere azioni malevole e sia autorizzato a farlo. Anche perchè sono pochissime persone a poterlo fare, con poschissimi gradi di libertà e super controllate.
Sul mio server privato, se litigo col mio sistemista quello mi può rovinare.
L'aggregazione delle informazioni di per sè non è un problema, anzi può essere un servizio. Se sono convinto che vengano gestite in maniera 'no evil'
Non credere che tutti utilizzino Google in maniera inconsapevole solo perchè è comodo. Lo fanno perché sono convinti che ci si possa fidare, confortati dal fatto che tanti utenti consapevoli utilizzano quei servizi. Nulla di diverso da Microsoft, azienda di cui al di là dei noti difetti mi fido, anche se non ho accesso al codice delle loro applicazioni.
Giuseppe Masili: non hai certezze che qualcuno faccia ricerche su di te attraverso Google, magari lavorandoci dentro o essendo una delle società partner.
Nicola Bertellini: Decido io la visibilità che hanno i miei contenuti. Sui contenuti pubblici vale lo stesso discorso per qualsiasi motore di ricerca.
Dal di dentro, hai ragione, mi devo fidare e io mi fido.
Giuseppe Masili: occhio perchè può essere davvero pericoloso
Nicola Bertellini: Un certo grado di rischio c'è qualsiasi cosa tu faccia a meno che non decida di scomparire e non fare più nulla. Credimi è molto meno pericoloso di gestirsi le cose sul proprio server, ma tu lo sai benissimo.
Giuseppe Masili: sì
Nicola Bertellini: Rischi di data loss, rischi di uso fraudolento da interni, esterni autorizzati, esterni non autorizzati, guasti HW, guasti SW, virus, attacchi, sabotaggi. devo andare avanti...?
Giuseppe Masili: meglio di niente, ma penso che ci stiamo fidando troppo di Google, soprattutto quando passerà su mobile con android avrà chiuso il cerchio
Nicola Bertellini: può darsi, ma ci fidiamo per buoni motivi.
Giuseppe Masili: ci fidiamo perchè non ci sono alternative valide, se Yahoo si svegliasse...
Nicola Bertellini: Guarda siamo nell'era internet, l'effetto rete non l'ha inventato Google. Io credo che queste cose vadano regolamentate, ma il campo è ancora troppo immaturo per permetterselo. Io sono per la concorrenza ma quella che proponi tu non è la soluzione.
Sono convinto che Google voglia la competizione, continuano a dirlo, soprattutto nel Cloud computing, in fondo a loro non interessano (se non marginalmente) le applicazioni.
Giuseppe Masili: concordo che la mia soluzione non salverà in mondo, è un gioco per far notare certe situazioni ma usare ogni tanto un altro motore cmq lo ritengo utile dato che gli altri motori stanno permettendo a Google di diventare la nuova Microsoft o già è così?
Giuseppe Masili: Possibile che mi devono imporre windows su ogni PC che acquisto?
Nicola Bertellini: Quello è scandaloso. Sono d'accordo.
Nicola Bertellini: è il motivo per cui Microsoft ha la mia fiducia sull'utilizzo delle informazioni (ma con molta cutela) ma non la mia simpatia.
Nicola Bertellini: E la fiducia è dettata dal fatto che quando provano ad approfittare della posizione vengono sempre bocciati dal mercato.
Nicola Bertellini: Però non vedo lo stesso pericolo in Google, loro hanno un obiettivo diverso, che non è legato solo al profitto ma soprattutto a rendere il web un ambiente aperto libero e utile, e non sono i soli, ad es. Wikipedia, Twitter e tanti altri.
Giuseppe Masili: Perchè l'antitrust non è ancora presente sul monopolio internet, non ha modo di controllare o limitare.
Nicola Bertellini: E' un settore ancora immaturo, nessuno sa come affrontare il problema, è un giocattolo facilissimo da rompere.
Nicola Bertellini: Guarda, mi preoccuperei se Android o GAE o WTK o qualsiasi dei progetti di Google fossero chiusi, perchè vorrebbe dire che vogliono chiudere il web in un dominio proprietario, ma non è così come ha più volte per altro tentato di fare MS con Outlook e iExplorer. Per Google, più il web è aperto, più è libero, più la gente si fida ad andarci, più cliccano sui banner.
Oltre ad avere una missione chiara, questa coincide anche con i loro interessi commerciali.
Giuseppe Masili: ultima cosa: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/google-world/twitter-trattativa/twitter-trattativa.html
gli mancano ancora queste info :D
Nicola Bertellini: Bene!!! Avevo una paura che Twitter chiudesse: "nonostante la compagnia non sia ancora riuscita a conseguire dei profitti." Non cambia una virgola per me, non è il quanto ma il come ed i profitti ti fanno stare aperto... don't forget it...
Enterprise 2.0 ai tempi della crisi: la concretezza di chi osa

Il MIP, Politecnico di Milano ha organizzato di nuovo un grande evento. Incredibile l'attenzione testimoniata da un'affluenza all'evento al di là di qualsiasi aspettativa.
La gigantesca sala convegni del politecnico alla Bovisa, stracolma di persone in piedi per il resoconto degli Osservatori presentato dal Prof. Bertelè e dai professori Stefano Mainetti e Mariano Corso.
Spero di poter scrivere qualche appunto più preciso, ma a caldo vorrei darvi questa prima impressione sul grande assente al convegno. Pur presente nel titolo e nei risultati dell'osservatorio, la Crisi, faceva capolino molto timidamente negli interventi successivi.
Pur citata con enfasi negli interventi dell'osservatorio per fare emergere il legame tra crisi e opportunità, non ho colto altrettanta attenzione negli interventi delle aziende di come il fenomeno del cloud computing possa aiutare l'impresa italiana a convertire in valore il fenomeno dell'Enterprise 2.0
Quali sono i 10 motivi per NON implementare il cloud computing
In realtà ce ne sono solo 3: Paura, Incertezza e Dubbio.Ma se ne volete davvero 10, eccovene 20:
0) E' tutta un'iperbole, l'anno prossimo vi costerà di più.
1) I miei dati spariranno e non saprò a chi rivolgermi.
2) I miei dati saranno hackerati e i miei concorrenti sapranno i miei segreti
3) I miei dati saranno ostaggio del mio fornitore che non me li ridarà se vorrò lasciare
4) La popolarità del mio sito esploderà e non potrò permettermi la scalabilità
5) La vendita/marketing delle soluzioni cloud è confusionaria perché nessuno sa di cosa sta parlando.
6) E' troppo bello per essere vero e probabilmente non lo è
7) I disservizi sono reali, cosa posso fare quando non accedo alla mia roba
8) A chi urlo quando qualcosa si rompe
9) Mancanza di controllo del cliente sui pezzettini
10) Siete tutti fessi, questo è il grid che è in giro da decenni!
11) Che succede se la rete va giù
12) Voglio che giri dietro il mio firewall
13) Non esistono degli standard, per cui lo creerete mentre andiamo!
14) Sei una startup, che succede se esci dal mercato!?
15) Se una persona può fare il lavoro di 10, dovrò licenziare del personale e perdere potere
16) Come mi orizzonto tra tutto il vaporware?
17) Non riesco a trovare nessuno da pagare perchè mi faccia il lavoro
18) Non voglio imparare una cosa nuova
19) Non riesce a fare questa cosa così semplice, chi se ne frega dei benefici!
20) Il governo metterà il naso nei miei possedimenti
Alcune saranno anche ripetitive, ma ecco le risposte:
0) E' tutta un'iperbole, l'anno prossimo vi costerà di più.
E' più veloce, economico e di migliore qualità. Amazon ha ridotto i prezzi nel tempo. Se alcuni costi dovessero salire, almeno avrete avuto un anno per poco! Guardate il caso smugmug per avere un esempio di quanti soldi è possibile risparmiare con il cloud.
1) I miei dati spariranno e non saprò a chi rivolgermi.
La maggior parte dei servizi cloud sono backuppati in località multiple giornalmente. Potete implementare dei backup più frequenti di quanto la vostra applicazione abbia veramente bisogno. Non pagate per un serviozio che non vi consenta di accedere e recuperare i vostri dati rapidamente e facilmente.
2) I miei dati saranno hackerati e i miei concorrenti sapranno i miei segreti
Ogni computer connesso ad internet è potenzialmente aggredibile. Chiunque sostenga il contrario, mente. Impossibile escludere un attacco ma un fornitore di servizi presterà molta più attenzione alla sicurezza di quanto possiate / sappiate fare voi, ne va del suo business.
3) I miei dati saranno ostaggio del mio fornitore che non me li ridarà se vorrò lasciare
Qualunque astrazione di livello più alto fornisce all'utente un vantaggio che non si può ottenere in altro modo. Questa paura è inevitabile ma nulla di diverso a quanto avviene ai dati che stanno dietro ad un'applicazione PHP o .NET o Java. Se ciascuno di questi linguaggi scompare, dovrete riscrivere l'applicazione. Non utilizzate fornitore che cercano di bloccarvi nella loro soluzione, lasciate che si estinguano.
4) La popolarità del mio sito esploderà e non potrò permettermi la scalabilità
Tenete il sito sotto controllo, non lasciate che scali automaticamente. Se il sito genera profitti, questo non è di sicuro un problema. Se le cose non stanno così, sarà il caso che rivediate il vostro business model.
5) La vendita/marketing delle soluzioni cloud è confusionaria perché nessuno sa di cosa sta parlando.
Il cloud è il vertice della tecnologia. Molte domande non sono mai state risposte prima. Tutti sono confusi. Molte aziende parlano fin troppo di cose che non conoscono direttamente, se spendono più in marketing che in tecnologia, gaurdate da un'altra parte.
6) E' troppo bello per essere vero e probabilmente non lo è
Ma è vero! E' un cambio di paradigma. E' veramente più economico, veloce e facile. Non si vedono in giro molti casi perchè chi realizza i vantaggi preferisce tenerseli per sé.
7) I disservizi sono reali, cosa posso fare quando non accedo alla mia roba
Riflette a tutti i vantaggi che avete ottenuto quando non era giù, fate un respiro. Dal momento che anche gli altri hanno quel problema, è molto facile che stiano già lavorando alla soluzione.
8) A chi urlo quando qualcosa si rompe
A chi urlate quando si rompe un disco o un computer? Per prima cosa è necessario capire percè si è rotto, poi chiamare educatamente il fornitore e farglielo sapere. Probabilmente ci sono già sopra, se sono anche i loro sistemi, avranno tutto l'interesse a riportarlo in funzione appena possibile.
9) Mancanza di controllo del cliente sui pezzettini
Vero, ma questo è un vantaggio non un problema. E' quello che state cercando, si chiama progresso.
10) Siete tutti fessi, questo è il grid che è in giro da decenni!
Il grid computing è un po' diverso. Quello che fa il cloud è darvi la potenza del grid in cambio di una carta di credito.
11) Che succede se la rete va giù
Alcuni fornitori vi consentono di lavorare fuori linea e sincronizzarvi quando tornate online. Talvolta il cloud non è accessibile. Anche quando lavorate dietro ad un firewall le cose possono andare storte.
12) Voglio che giri dietro il mio firewall
E' possibile, anche se molti storceranno il naso e vi diranno che non si tratta di una vera soluzione cloud. Se avete molti server in attesa, metteteli in un cloud.
13) Non esistono degli standard, per cui lo creerete mentre andiamo!
L'innovazione avviene prima che gli standard emergano. Gli "early adopters" corrono qualche rischio. Tutti speriamo che gli standard nascano e sia facile adattarvisi, all'inizio rallentano lo sviluppo. Sono decenni che funziona così e non credo che cambierà. Sciegliete le piattaforme che aderiscono a degli std esistenti, ne esistono già.
14) Sei una startup, che succede se esci dal mercato!?
Questo è un rischio con qualsiasi tecnologia, con Coghead è successo. Cercate aziende con una visione, che stiano attente ai conflitti di interessi, cercate aziende che vivono del proprio business.
15) Se una persona può fare il lavoro di 10, dovrò licenziare del personale e perdere potere
Direi che potreste rendere più produttive queste persone tramite il cloud. Reindirizzate il loro talento e istruitele sulle nuove tecnologie. L'obiettivo dell'automatizzazione è di rendere migliore la vita. I migliori ed i più svegli ne trarranno beneficio e l'azienda sarà più snella e più efficiente che è quello che probabilmente desiderate.
16) Come mi orizzonto tra tutto il vaporware?
Ci sono in giro un sacco di aziende che promettono cose che non sanno fare. Cercate dei demo, chiedete pareri, chiedete di partecipare ad un webinar. Se non trovate nessuno, fate attenzione. Nulla di diverso che in qualsiasi altro mercato.
17) Non riesco a trovare nessuno da pagare perchè mi faccia il lavoro
Non facile davvero al momento. C'è mancanza di talenti, ma stanno crescendo ci vuole un po' di pazienza. Investite in formazione, si pagherà prima di quanto immaginiate.
18) Non voglio imparare una cosa nuova
Allora non vi interessa. Questa è la natura della tecnologia, dell'evoluzione e del progresso. Se non volete imparare cose nuove, è probabile che qualcuno mangerà la vostra merenda. Altrimenti pagate qualcuno che impari per voi.
19) Non riesce a fare questa cosa così semplice, chi se ne frega dei benefici!
Cercate i sitemi in base a cosa possono fare, non ai loro limiti. Se un martello non pianta bene una vite ma piante bene un chiodo, cercate i chiodi! Talvolta il cloud non è il posto giusto per il vostro lavoro.
20) Il governo metterà il naso nei miei possedimenti
Una vera preoccupazione per molti. Penso che i problemi dei confini nazionali nel cloud siano abbastanza ridicoli ma occorre far fronte a scelte irrazionali della politica, più guidate dalla paura che dalla logica. Cercate dei fornitori i cui data center siano disponibilie in paesi che si adattano alle vostre necessità.
- Randall
CTO, Qrimp.com
http://www.qrimp.com
differenze sostanziali
Quando cerco di spiegare il cloud computing, mi tocca ricorrere ad un infame e alquanto errata semplificazione,"il cloud computing elimina l'IT dall'azienda", spiego. "Ah ha" interloquisce illuminato il mio ascoltatore: "é l'outsourcing allora!".Questo equivoco capita a vari livelli, talvolta anche da persone che conoscono bene entrambi i modelli ma tendono a metterli sullo stesso piano, l'outsourcing come soluzione sicura e protetta per affidare l'IT al partner esperto e competente, il cloud computing come soluzione fai da te, pacco piatto, chiave a brugola inclusa.
Bene, la differenza c'è ed è sostanziale. Nelle soluzioni CC chi offre il servizio, l'infrastruttura o la piattaforma, non sono quelli che te la propongono, te la vendono, te la implementano e te la gestiscono.
I miei interlocutori non si rendono conto di quanto sia essenziale e nel loro interesse questa differenza. Nel mondo del CC, acquisto la risorsa calcolo come l'energia ma mi rivolgo all'elettricista perchè faccia andare il frigo. Nell'outsourcing acquisto la telefonia dal fornitore che ha la rete, l'ultimo miglio, il servizio, l'apparecchio e ci piazza sopra il suo marchietto...
Allora vi lascio con un'altra imbarazzante semplificazione: "il cloud computing è maledettamente sexy e molto, molto disponibile..."
Costi IT

Leggo su i-Dome una lista di consigli per ridurre i costi dell'IT. Li consiglia SONIC WALL, che produce appliance di sicurezza e pertanto sono un tantino interessati ma anche interessanti:
Vi lascio leggere sull'articolo originale tutti i punti, mi limito a puntare l'attenzione sugli ultimi tre:
8. Trasferire archiviazione ed elaborazione su sistemi basati su Internet - Il "cloud computing", un fenomeno estremamente attuale, consente alle aziende di trasferire l'archiviazione o le elaborazioni più gravose a provider di servizi in Internet.
9. Sperimentare le applicazioni Web 2.0 - Per aumentare la produttività e raggiungere nuovi obiettivi è necessario rivolgere lo sguardo alle applicazioni consumer e alle tecnologie Web 2.0. Le divisioni IT dovrebbero prendere in considerazione le tecnologie Web 2.0 orientate ai consumatori per le interfacce delle loro applicazioni interne proprietarie. Le tecnologie Web 2.0 sono spesso economiche o addirittura gratuite. Le divisioni di marketing utilizzano sempre più le applicazioni Web 2.0 per fidelizzare e trovare nuovi clienti, attività che in periodi di recessione si rivelano strategiche per ogni azienda.
10. Incrementare la produttività - Le divisioni IT devono dotare e insegnare ai lavoratori come utilizzare strumenti di produttività più efficienti.
CLOUD COMPUTING? molto più leggero, meno caro decisamente più divertente.
I blog dei miei amici
Informazioni personali
- bertnic
- Il cloud computing offre alle imprese l'opportunità di fare più e meglio spendendo meno. Cercatemi, posso aiutarvi. www.noit.it - n.bertellini@noit.it