The enterprise 2.0 effect

venerdì 27 giugno 2008

Sono stato al convegno sull'Enterprise 2.0:
davvero bello, se volete un commento 'esaustivo' vi rimando al blog di Saen Carlos . Condivido 'geneticamente' la visione sulla condivisione della conoscenza che questo nuovo paradigma propone come strumento per aprire l'azienda e farla progredire. Questa visione che viene dal mondo internet del web 2.0 è viziata però da una presunzione di fondo, che i knowledge worker siano potenzialmente contributori di questa conoscenza condivisa. Il web 2.0 è abituato ai blogger che liberamente si aggregano e condividono le proprie idee, le commentano ne fanno una 'rete' connettendole. E' abituato ai wiki dove le persone inseriscono contributi di conoscenza spontaneamente. Le aziende non sono (quasi mai) così. Non scremano sulla base della capacità di comunicare e contribuire come succede nel web. Raccolgono persone con culture troppo eterogenee ed estranee a queste dinamiche perchè progetti di wikiknowledge possano davvero avere un successo stabile. Io sono convinto che all'E2.0 ci si arrivi per altri meccanismi più evolutivi e più legati alla collaboration, spinti all'utilizzo corretto ed efficace della tecnologia da un evangelista interno.
Sono invece molto legato al concetto di blog aziendale come strumento per 'formare' o 'riformare' in maniera efficace una cultura aziendale.

Dany... passami il faldone!

giovedì 12 giugno 2008

Quando si sposta il materiale dal server/PC ad un servizio web nato dal produttore del più famoso motore di ricerca, le cose cambiano un po', Google Apps fa di tutto per non farvi sentire a disagio, lasciandovi almeno il documento o il foglio eletronico o la presentazione come i familiari oggetti dove si trovano le informazioni.
Bene bene.... in realtà se vi guardate in giro nel web, le informazioni le trovate nelle pagine web, è piuttosto raro (ma può sucedere) di trovarle in documenti (doc o pdf), molto più raramente in fogli elettronici quasi mai in presentazioni. Le informazioni in internet oggi sono nei video, nei blog, nei wiki, nelle pagine HTML, sulle mappe...
Ad ogni modo in internet il paradigma della condivisione dell'informazione si è già evoluto da un pezzo, abbandonando il familiare contenitore a cui i burotici sono così legati.
Perchè in azienda ci ostiniamo ad utilizzare il documento? Perchè nell'azienda abbiamo ancora l'idea che la carta sia quell'oggetto che va immagazzinato, archiviato, ricercato, letto, scarabocchiato, passato, validato, firmato, controfirmato, macerato, dimenticato. Nell'azienda la carta è il paradigma, finchè si stampa, occorre qualcosa che sia pensato per quel canale.
Beh, in google il paradigma si sposta un pò perchè l'informazione è la lista che esce dalla ricerca.
" ... dovrà l'avrà messa la Daniela? Sempre in maternità 'ste ragazze...
SONIAAAA, guarda giù in cantina sotto fatture 2005 se trovi quella delle stampanti! Prendi anche quelle del 2006 che non mi ricordo quando il abbiamo presi 'sti dannati cespiti"
"Capo le fatture prima del 2006 erano organizzate per fornitore!"
" Sì? e che fornitore era, chisseloricorda, vedi se trovi il numero di telefono del Giampaolo o si chiamava Giampietro che glielo chiediamo, dove lavora ora?"

Vi riconoscete almeno un po'? I documenti elettronici, non sono molto diversi dalla loro controparte elettronica, quello che fa Google Apps è di accompagnarvi verso il concetto di ricercabilità piuttosto che di organizzazione. Non serve più scervellarsi per pensare a come organizzare le informazioni perchè si possano trovare più facilmente, non serve più creare un file Excel per i cespiti dell'officina dell'anno 2005 per la voce di costo MACCHINE ELETTRONICHE DA UFFICIO.

Quella fattura? FATTURE STAMPANTI 2005 2006 -> Search...

Così semplice.

Sicurezza

sabato 7 giugno 2008
CLOUD COMPUTING!?!
Ma siamo matti? Io i miei dati li voglio sul mio server! li voglio sul mio PC, li voglio nella mia chiavetta, li voglio sul mio CD. MIO!
tuo?
Per mettere davvero al sicuro i vostri dati esiste un semplice comando:
mv filesegretissimo /dev/null
Lì nessuno potrà mai più accedere, nemmeno voi!
Scherzi a parte, la sicurezza dei dati è un tema serio, chi vende soluzioni di sicurezza non farà altro che terrorizzarvi sui cattivi che vogliono impadronirsi delle vostre email e dei vostri file excel... AHHUNG, noia...
Se qualcuno li vuole questi dati, probabilmente ci riuscirà comunque.
Tipicamente non dovrà nemmeno irromepere nella vostra rete o craccare il vostro server, utilizzerà metodi molto più tradizionali. Chiederà un favore ad un ex-collega che ora lavora da voi che porterà una bella stampa nella sua valigetta, il listino al vostro agente, ecc. ecc.
Noi italiani siamo pratici, non siamo mica così sofisticati in fondo, ma sappiamo arrivare all'obiettivo quando serve.
Questo ci porta comunque a considerare la sicurezza come un bene che ha un valore ed un costo. Devono andare d'accordo.
Il presupposto molto semplice su cui si basa la sicurezza nel cloud computing è questo:
Io ti vendo un servizio, se non sei contento non te lo venderò mai più. Devi essere contento.
Pensateci, i vostri dati sono già passati negli anni dal vostro floppy al vostro HD, al disco del server, al disco del server nel data center aziendale, al data center dell'outsourcer... I vostri dati continuano a spostarsi un po' più in là ma sono sempre lì quando ne avete bisogno. Il prossimo inevtabile salto sarà nella nuvola. Perchè? perchè lì sta più sicuro, più accessibile, più integrato e meno costoso. Così semplice ma bisogna provarci per capire.